giovedì 7 marzo 2013

Rotolini Tacchino & Erbetta

Giusto un post-it per conservare in questa sorta di ricettario personale di cose ''facili e carine'' anche questi rotolini di tacchino, provati ieri sera.
Ho trovato la ricetta sulla rivista Fior Fiore, pubblicata mensilmente dalla Coop, che è diventata un must tra le fonti di idee per cucinare al quotidiano in modo semplice e gustoso.
Ho sostituito gli spinaci con le erbette (bietole), che personalmente metabolizzo meglio, ed il macinato di manzo col pangrattato (ma ho anche esitato se mettere invece dei ceci).
Servono:

- una confezione da 4 fette di petto di tacchino - 10 fette di pancetta tagliata sottile - un mazzo (una ''botte'', cioè uno stivale, dicono i francesi) di erbette (bietole) - 1 uovo - 100 gr di ricotta - 4/5 cucchiai di pan grattato - rosmarino - pasta di peperoncini - un bicchierino di vino bianco - 2 spicchi d'aglio - olio di oliva, sale e pepe.

Ho frullato le foglie, private delle costole dure, di un mazzo di erbette, insieme ad un vasetto da 100 grammi di ricotta, 1 uovo intero, 4/5 cucchiai di pangrattato, una punta di cucchiaino di pasta di peperoncini, e due prese di sale.
Col batticarne ho battuto le fettine di petto di tacchino, e le ho spalmate con la miscela verde frullata. Ho arrotolato, avvolto nella pancetta, e legato con lo spago da cucina, senza scordare di infilare un rametto di rosmarino tra il rotolino e lo spago. Ho schiacciato col palmo della mano i due spicchi d'aglio, lasciandoli in camicia, e li ho messi in padella insieme a poco olio di oliva.
Ho fatto dorare i rotolini un paio di minuti per parte, poi ho sfumato col vino bianco, ed ho proseguito la cottura a fiamma bassa per altri 15 minuti. Se il tutto comincia ad attaccare, aggiungere poca acqua, arricchita eventualmente con una presina di brodo vegetale in polvere.
Da rifare, sono soddisfatta !

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domenica 17 febbraio 2013

Crema di fagioli & porcini


E' una tranquilla domenica sera invernale, di quelle rare che concludono un week end in equilibrio tra l'attività, lo spaesamento, il cambiamento di scenario, ed il relax casalingo assoluto.
Ieri, e oggi.
Ieri chilometri a piedi, corsa in autostrada, altri chilometri a piedi nello scenario bolognese, in un itinerario nostalgico sulle tracce della Bologna di Pasolini. Cibo per gli occhi e per la mente.
Oggi pigrizia, profumo di pane fatto in casa, cucina e test di nuovi telefilm americani scaricati in questi giorni.
I fine settimana di questo genere, normalmente, ti fanno sentire come se tornare al lavoro l'indomani fosse qualcosa di necessario, non di obbligatorio. Riequilibrare il karma, che mi ha dato cose belle per due giorni.
Negli scambi email con Luisa ed Anna, venerdì scorso, chiedevo uno spunto per una ricetta.
Nessuna delle due ha deluso, come sempre, ma la scelta è caduta sul suggerimento che Anna ha portato con sè dalla settimana bianca, descritto con entusiasmo e nostalgia.
Ecco come l'ho immaginata, per due :

Un barattolo di fagioli borlotti Alce Nero - Una confezione da 15 gr di porcini secchi - un porro - una costa di sedano - una patata - 2 foglie di alloro - 1/2 cucchiaino di pasta di peperoncini Alce Nero - Olio di Oliva


Ammollare preventivamente i funghi porcini secchi in circa 300 ml di acqua (almeno un'oretta).
Pulire e tagliare a dadini la patata, tritare il sedano, tagliare a rondelle il porro.
In poco olio fare appassire sedano e porro, poi aggiungere le patate, i fagioli scolati del liquido di conservazione e sciacquati, ed il mezzo cucchiaino di pasta di peperoncini (naturalmente si puo' utilizzare del peperoncino, io non ne avevo).
Conservare il liquido scolando i funghi attraverso un colino rivestito di carta da cucina (possono esserci dei residui di terra), e aggiungerlo agli altri ingredienti insieme alle foglie di alloro, e mescolare. Far riprendere bollore, e poi aggiungere circa 500 ml di acqua bollente, salare, e lasciar sobbollire per circa 20 minuti, parzialmente coperto.
Saltare brevemente i funghi in poco olio, salarli, e metterli da parte.
A cottura ultimata, togliere le foglie di alloro e ridurre in crema con il minipimer.
Servire bollente, adagiando i funghi sopra un letto di crema, e aggiungendo qualche goccia di olio di oliva. Aggiungere una fetta di pane abbrustolita.
Anna consiglia un rosso Lagrein, ma anche il mio friulano Cabernet Sauvignon, non se l'è cavata male.
Conforto e calore assicurati, sapori invernali classici rivisitati, facilità di esecuzione: dovete provare.
PS: menzione speciale per il mio pane semi-integrale, dose media da 750 con 330 ml di acqua, 1 cc di olio di oliva, 1 cc zucchero, 20 gr di lievito madre essiccato, 5 gr di malto d'orzo, e 500 gr complessivi di farina così ripartiti : 200 gr semola rimacinata, 150 gr farina tipo Manitoba, 150 gr farina integrale. Un cc scarso di sale, programma 1, crosta croccante.




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martedì 12 febbraio 2013

Oro Giallo Confortante : Passatelli in Brodo

Mentre l'inverno comincia a darsi da fare proprio quando stavo facendo un pensierino sulla primavera anticipata, in cucina si produce a tutto vapore, o comunque a tutto calore.
Il mio appartamento e' esposto a nord, e scaldarlo quando la massima e' di zero gradi diventa un problema. La massima temperatura che io e Nico riusciamo ad ottenere dalla nostra caldaia e' di 18,6 gradi.
Il forno aiuta, ma sapete cosa aiuta ancora di piu' ? Far sobbollire il brodo per un paio di orette.
Sul numero di gennaio di Sale & Pepe c'erano un paio di paginette carine sulle tecniche di cottura del brodo, ed ho provato quella che prevede di aggiungere la carne solo dopo che l'acqua, arricchita da un mazzetto aromatico, abbia preso bollore.
A me avevano sempre insegnato che, se si vuole che il brodo risulti limpido, bisogna mettere in pentola tutti gli ingredienti in acqua fredda ! Mettete in crisi le mie convinzioni di una vita cosi', come niente ?
Insomma, ho provato in questo modo, ed il brodo e' effettivamente risultato limpidissimo, e delicato.
In una pentola da tre litri ho portato a bollore un mazzetto aromatico composto da sedano, carota, porro, prezzemolo ed una foglia di alloro.
Ho salato, ed aggiunto un bel taglio di cappone, ed uno di manzo abbastanza bello da poter essere mangiato anche dopo aver prodotto il brodo.
Rimettere il coperchio e riportare a bollore, e poi scoprire e ridurre al minimo, schiumando di tanto in tanto con una schiumarola a maglia fitta.
Lasciare sobbollire per un'ora e mezza o due, poi estrarre la carne e il mazzetto aromatico, ed eventualmente filtrare il brodo (io non l'ho fatto).
E' venuto bene, e la carne era ottima, quasi disfatta, come piace a me.
Perfetto per un piatto di passatelli in brodo, che secondo la ricetta romagnola riportata anche qui si preparano cosi' :


Ingredienti per 2 persone : 2 uova - c.ca 110 gr. parmigiano grattugiato - 2 c. farina - c.ca 80 gr. pangrattato di pane comune - noce moscata - 1 c. di acqua - sale - pepe 

In una terrina sbattere leggermente le uova con una macinatina di pepe nero, una piu' consistente di noce moscata, e poco sale. Grattugiare il parmigiano, e mescolarlo al pangrattato ed ai 2 c. di farina. Mescolare progressivamente questo mix alle uova, miscelando con una forchetta, ed aggiungere poca acqua, c.ca un cucchiaio. Il tutto deve risultare abbastanza asciutto, non appiccicoso. Dividere la palla di impasto ottenuta in 4 parti, e passarla con lo schiacciapatate a pinza, tagliando via con un coltello i passatelli dalla trafila. Bisogna aver cura di separarli delicatamente sul tagliere leggermente infarinato, altrimenti si "impaccano". Lasciarli riposare ed asciugarsi leggermente mentre il brodo riprende bollore.
A questo punto far scivolare i passatelli nella pentola, pronti a servire perche' sono pronti non appena riemergono.
Conforto e calore assicurati. 

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domenica 3 febbraio 2013

Quick Cookie, Farro & Noci


Presto, un biscottino veloce !

Mescolare insieme 90 g. di burro, 80 g. di zucchero Muscovado, 50 g. di noci passate al mixer, 1 uovo, 1 cc. di estratto di vaniglia, 150 g. di farina di farro e 1 c. scarso di bicarbonato.
Impasto perfetto per la spara-biscotti, o per piccole quenelles ottenute passando l'impatto da un cucchiaino all'altro.
Cuocere per circa 7 minuti in forno pre-riscaldato ventilato a 150°.
Lasciare raffreddare su una gratella, poi spolverare di zucchero a velo, e conservare in una scatola di latta.
Pausa-caffè del lunedì, sarai più dolce.
Buona settimana, e non scordate che: "Siete dei magneti viventi. Quello che attirate nella vostra vita è in armonia coi vostri pensieri dominanti". Bella, eh ?


*English Version*
Hurry, a quick cookie!

Mix together 90 g. unsalted butter, 80 g. Muscovado sugar, 50 g. blended walnuts, 1 egg, 1 tsp. vanilla extract, 150 g. spelt  flour and 1 small tsp, of bicarbonate.
This dough is perfect for the ''cookies-shooter'', or for small quenelles, formed using two tea spoons.
Bake for about 7 minutes in a preheated ventilated oven at 150°.
Allow to cool on a wire rack, then sprinkle with powdered sugar, and store in a tin box.
Coffee break on Monday, you will be sweeter.
Have a great week, and do not forget that: "You are a living magnet. What you attract into your life is in harmony with your dominant thoughts". Cool, uh ?

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venerdì 1 febbraio 2013

Ho imparato a camminare

Zagonara, estate 2012, passeggiata

Nel 2012 ho imparato a camminare.
Mi è sempre piaciuto camminare, quelle camminate da turista, vagabondando tutta la giornata per le vie di una città, lasciandosi trasportare dal caso e dalle Birkenstock.
Parigi è perfetta per queste camminate, inframezzate da soste ai tavolini per una birra al sole,  oppure nei giardini, impigrendo piacevolmente per un po’, annusando in giro.
Paris 2005, Canal St Martin
Anche Bologna non scherza, toute proportion gardée, come luogo ideale per bighellonare. Da San Luca al centro, al fresco riparato dei portici, giornate torride oppure piovigginose, ogni stagione è buona.
Bologna, estate 2012, Via Clavature
Cosi’ facendo, a ritmo blando, sono arrivata a camminare per oltre 15 chilometri (rilevati ufficialmente con #Endomondo) senza neanche accorgermene.
Camminare veramente, però, a passo lungo e spedito, ad una media di oltre 6 km all’ora, era una cosa che non ero mai riuscita fare, senza poi subire pesanti effetti collaterali.
Distorsioni, tendiniti, borsiti, legamenti allungati e sfilacciati. Attraverso gli anni questi infortuni si sono manifestati a raffica, uno dopo l’altro, uno sull’altro, segnali sempre più degni di un cartello cubitale attraverso i quali il mio corpo cercava di dirmi : CAMBIA. STRADA. (Oppure: CAMBIA.SCARPE.).
Ho cambiato strada alla fine del 2010, cambiando lavoro.
Da quel momento molte cose sono migliorate per le mie caviglie e le mie ginocchia, che si sono rese disponibili a camminate più sportive.
Cammino, cammino, col sole rovente dei tardi pomeriggi di luglio, nell’autunno umido e nebbioso, nelle domeniche piovigginose di dicembre.
Cammino ascoltando la campagna, oppure con la musica nelle orecchie, ritrovando compagni che percorrono un po' di strada insieme a me, anche se non ci sono più. Alcuni giorni fa ho camminato con Lucio Dalla, attraverso quell’allegro e sfrontato inizio di Grande Figlio di Puttana degli Stadio.
C'è una fitta che sento sempre quando rivedo, o ascolto ancora, un artista che faceva talmente parte della sceneggiatura della mia vita da non vederlo quasi più, intessuto nell'insieme. Non sapevo che l'assenza di questo filo avrebbe talmente impoverito la trama.
Cammino con John Lennon, ritrovandomi a riflettere su Whatever gets me through the night (it’s alright). Una delle cose che mi fa ‘’superare la nottata’’ è proprio camminare. Perlopiù fisicamente da sola, come quasi sempre. Occhi aperti. ‘’Fiducia nel Karma che metterà sul mio cammino solo incontri positivi’’. Respirando un po’ meglio di prima.
Vado avanti, on a Road to Nowhere. Un po' cane, a testa bassa, augurandomi di incrociare un essere amico, ma non aspettando nulla.


*English Version*
In 2012 I learned to walk.
I always liked to walk, those tourist walks, you know, wandering all day through the streets of a city, relying on fate, and on Birkenstock.
Paris is perfect for these walks, interspersed with stops at the tables of a café for a beer in the sun, or in the gardens, resting pleasantly for a while, sniffing around.
Bologna also can compete, toute proportion gardée, as an ideal place to stroll. From St. Luca to the center town, sheltered by the cool arcades, come rain or come shine, every season is good.
Walking this way, on a mild rythm, I got to walk for over 15 kilometers (officially recorded with # Endomondo) without even realizing it.
Walking seriously, however, with long stretched steps, at an average of over 6 km per hour, it was something that I was never able to do without suffering harsh side effects.
Sprains, tendinitis, bursitis, stretched and frayed ligaments. Through the years, these injuries have occurred in bursts, one after the other, over the other, signals increasingly evident through which my body was trying to tell me: CHANGE. ROAD. (Or: CHANGE.SHOES.)

I switched roads at the end of 2010, changing job.
Since then, many things have improved for my ankles and my knees, which have become more available to walk more intensively.
Walking, walking, in the hot July late afternoon sun, in wet and foggy autumn, in rainy December Sundays.
I walk listening to the countryside, or with music in my ears, rediscovering companions who go again through a little of the path with me, even if they are no more of this world. A few days ago I walked with Lucio Dalla, while listening the happy and cheeky beginning of the Stadio's song Grande Figlio di Puttana
There's a stitch  I always feel when I see or hear again an artist who was such a part of the script of my life that I was almost not notice him anymore, woven throughout.  I didn't know that the absence of one single thread would have depleted the plot so much.
I walk with John Lennon, finding myself thinking about Whatever gets me through the night (it's alright). One of the things that makes me overcome the ''night'' is just walking. Mostly physically alone, as always. Eyes open. ''Trusting Karma that will put on my path only positive encounters''. Breathing slightly better than before.
I carry on, on a Road to Nowhere. Looking a little like a dog, head down, hoping to cross path with a friendly living being, but not expecting anything.






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lunedì 28 gennaio 2013

Mandorla & Cranberries


Sono già al riciclo.
Diciamocelo, non è un segreto che io sia una blogger disastrosa.
Del resto arrivo persino ad auto-citarmi, alla Hitchcock, specchiandomi nell'acciaio inox mentre fotografo questi dolcetti. Dilettante.
Avevo realizzato questo stesso impasto celiaco-friendly sotto forma di tartelette, ispirato ad una ricetta tratta, se non ricordo male, dal libro Christmas di Donna Hay.
Questa volta sono risultati quattordici pasticcini in formato muffins, arrivati semi-ignorati in ufficio per festeggiare tardivamente il mio compleanno, con queste proporzioni :

- 150 g. burro

- 100 g. zucchero semolato
- 2 uova + 2 tuorli
- 3 cucchiai farina di farro
- 250 g. farina di mandorle (ho usato mandorle tritate al momento, con poco zucchero)
- 90 g. c.ca mirtilli rossi (cranberries) canditi
- 1 cucchiaino di estratto di vaniglia
- 2 cucchiai zucchero a velo
- pizzico di sale
In progress
Tritare le mandorle con poco zucchero, mescolarle alla farina di farro, mettere da parte.
Montare a neve le due chiare col pizzico di sale, mettere da parte.
Sbattere i tuorli con lo zucchero fino a renderli spumosi, aggiungere il burro e montare.
Unire le mandorle mescolate alla farina di farro, e la vaniglia. Mescolare bene.
In ultimo, con una spatola, incorporare le chiare col collaudato movimento dal basso verso l'alto, ed aggiungere i mirtilli rossi (per una migliore distribuzione nell'impasto in cottura, passarli nello zucchero a velo).
Distribuire nei pirottini, pareggiare col pollice bagnato la superficie, e spolverarla di zucchero a velo.
Informare per c.ca 30 minuti in forno pre-riscaldato a 150° (nel mio caso, ventilato. Con forno statico sara' probabilmente necessario qualche minuto in più).
Ne risultano dei pasticcini burrosi e invernali, ottimi col tè.
Qualsiasi altro tipo di frutta e' ammesso !

*English Version*

I’m already recycling.

Let's face it, it's no secret that I am a disastrous blogger.

Moreover, I arrive even to quote myself, like Hitchcock someway, mirroring myself in stainless steel while taking a picture of these cakes. Amateur.

I already made this same celiac-friendly mixture in a tartelette shape, inspired by a recipe, if I remember correctly, taken from the book Christmas by Donna Hay.
This time, fourteen muffin-size cakes will result; they arrived half-ignored in my office today, for a belated birthday celebration. Here are the ingredients :  


-150 g. butter
-100 g. caster sugar
-2 eggs + 2 yolks
-3 tbsp spelt flour
-250 g almond flour (I used almonds ground with a little sugar, this time)
-90 g cranberries candies
-1 teaspoon of vanilla extract
-2 tbsp icing sugar
-pinch of salt


Grind the almonds with a little sugar, mix it with the spelt flour, set aside.

Whip the two egg whites with pinch of salt, set aside.

Beat the egg yolks with the caster sugar until the texture will be foamy/silky, add the butter and whip-up, then combine to the mixed almonds with spelt flour, and vanilla. Mix well.

Finally, with a spatula, stir the whipped egg whites with the mixture, with a movement from the bottom to the top, and add the cranberries (for a better distribution in the dough, sprinkle them previously into powdered sugar).
Divvy up in to paper cases, flatten the surface with the help of your water wet thumb, and dust it with powdered sugar.
Put in the oven, pre-heated at 150°, for 30 minutes (in my case, ventilated oven. Static oven will likely need a few minutes more).
The result  is a wintry, buttery pastry, excellent with tea.
Any other kind of fruit is allowded !



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domenica 27 gennaio 2013

Profumi confortanti

Pane bianco semplice, da tostare
Durante questi due anni di hiatus ha continuato a cucinare, con meno pressione e meno frequentemente. Ho smesso completamente di leggere blog di cucina, e quindi non sono assolutamente informata sulle novità e le tendenze, nè sulla moda del momento. Ho continuato a leggere riviste di cucina, questo sì, anche perchè l'avvento dell'iPad ha reso più facile la lettura di riviste dall'altro capo del mondo, come il mensile di Donna Hay, o semplicemente i classici come Elle à Table, che per me è imprescindibile e che leggo religiosamente ogni mese.
La mia piccola cucina è rimasta pressoché la stessa, con l'aggiunta di un paio di strumenti che aiutano a produrre dolcezza attraverso la tecnologia.
Uno di questi è la macchina del pane. Ogni volta che programmo una preparazione in modo che si concluda giusto in tempo per avere del pane fresco al risveglio, mi sento felice.
Il profumo del pane caldo per casa è forse ancora più confortante di quello dei dolci, fa compagnia, scioglie nodi. Mettere insieme ingredienti dei quali si ha una relativa sicurezza di provenienza e qualità è, anche questa, una sfida che da' soddisfazione affrontare, alla faccia della grande distribuzione spesso ottusa, probabilmente ottenebrata dai conservanti.
Questo che vedete è il pane più semplice, quello perfetto per essere tostato, o spalmato di marmellata a colazione. 

Si prepara con :
- 230 ml acqua filtrata
- 375 g. tra farina tipo Manitoba e farina di semola rimacinata
- 15 g. Lievito madre essiccato tipo Molino Rossetto
- 1 cc* raso di zucchero
- 1/2 cc sale
- una punta di cucchiaino di malto d'oro
- pochissimo olio di oliva (io ne metto appena un cc)
*cc = cucchiaino, c = cucchiaio
Programma 1, 500 g, crosta media, c.ca 3 ore

*english version*
During these two years of hiatus I continued to cook, with less pressure and not so frequently. I completely stopped to read cooking blogs, and so I'm totally disinformed about news and trends, or the fashion of the moment. I kept reading cookery magazines, yes, because the arrival of the iPad has made it easier to read magazines from the other side of the world as the Donna Hay Magazine, or simply classics like Elle à Table, which for me is a must I read religiously every month.
My small kitchen has remained virtually the same, with the addition of a couple of tools that help me produce sweetness through technology.
One of these is the bread machine. When ever I schedule a preparation so that it will end just in time to have fresh bread when I wake up, I feel happy.
The smell of warm bread through the house is perhaps even more comforting than the baking fragrances, keeps company, unloosen knots. Putting together the ingredients of which you have a relative certainty about the origin, and quality is, again, a challenge that is a satisfaction to face, in spite of large distrubution retailers often obtuse, possibly darkened by preservatives.
The one you can see in the picture above is the simplest bread, the perfect one to be toasted, or spread with jam for breakfast. 

Here is the recipe:
-230 ml filtered water
-375 g. between Manitoba flour and semolina flour
-15 g. Dried sourdough, type "Molino Rossetto"
-1 small ts caster sugar
-1/2 ts salt
-a tip of ts of malted barley (not so sure about this translation...)
-1 ts olive oil
* ts= teaspoon, s= tablespoon
Program 1, 500 g, medium crust, about 3 hours

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mercoledì 23 gennaio 2013

Riapro, per Paco

PacoBello

La mia famiglia a quattro zampe ha perso uno dei suoi pilastri, quello di più recente acquisizione, ma anche quello che si è imposto rapidamente come una presenza imprescindibile nel cuore di tutti : Paco.
Lunedì 21 gennaio abbiamo dovuto salutare Paco.
Ho conosciuto Paco alla fine del 2008, allora mi dissero che aveva 12 anni.
È venuto ad abitare con me dopo che la sua padrona era deceduta. 
Paco era un gatto molto bello, molto serio, molto "gentleman", molto coraggioso. Molto molto. 
Aveva occhi giallo-verdi ed uno sguardo profondo e intenso, come era lui. 
Era tenero e sobriamente affettuoso, faceva fusa sonorissime, ed era dotato di artigli affilati e zanne scintillanti, che usava senza parsimonia per tenere a bada chi passava il limite, secondo il suo codice, che poi aveva molto a che fare con la sua dignità. 
Era rispettoso, pulitissimo, e assolutamente selvaggio ed ingestibile dal veterinario, a meno di sedarlo. Aveva una voce molto particolare. Quando rientravo a casa era sempre il primo a venirmi a salutare. 
Era gentilmente curioso, e cortese con gli ospiti. 
Negli ultimi tempi era tanto malato, ma me ne sono accorta tardi, perché nella sua dignità non dava segnali particolari, non voleva sporcare ne' dare fastidio. Accettava pazientemente che cercassi di curarlo. 
L'ho amato tanto, e mi mancherà terribilmente.
Meet you on the other side, PacoBello, Rabanou.

*English Version*

My four-legged family has lost one of its pillars, the one of more recent acquisition, but also the one who established itself quickly as a vital presence in the hearts of all: Paco.
Last Monday we had to say goodbye to Paco. 
I knew Paco at the end of 2008, they told me he had 12 years. 
He came to live with me after his owner had died. 
Paco was a very lovely cat, very serious, very "gentleman", very brave. Very very. 
He had yellow-green eyes and a deep and intense gaze, as deep as he was. 
He was tender and affectionate, he used to purr very loudly, and was equipped with sharp claws and shining fangs, which he used without parsimony to fend off those who passed the limit, according to its code, which then had a lot to do with his dignity.
He was respectful, clean and absolutely wild and unmanageable when he had to see the vet. 
He had a very distinctive voice. When I was coming back home he was always the first to come and say hello. 
He was gently curious, and always courteous with visitors. 
Lately he was seriously ill, but I realized it too late, because in its dignity he did not give any sign, and would not give annoyance. He accepted patiently, when I tried to heal him.
I loved him so much, and I will miss him terribly. 
Meet you on the other side, PacoBello, Rabanou.



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domenica 16 gennaio 2011

Blog in Pausa


Cari che continuate a tornare e a leggere, questo blog e' in pausa.
Ho iniziato a lavorare su di un altro progetto, e forse piu' avanti lo condividero'.
Nel caso vogliate tenervi in contatto, cliccate sul link Facebook qui accanto.
A presto !

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giovedì 25 novembre 2010

Sorbetto di Finocchio, Zenzero & Mela Verde

Per una volta che partecipo ad un contest, sono fuori tempo massimo.
Il sei novembre scorso in diversi blog, tra cui questo, e' stata lanciata un'iniziativa chiamata ''Metti un finocchio a cena : blogger contro l'omofobia''. Ero in viaggio, ed ho immediatamente aderito riservandomi di partecipare a quest'iniziativa, nata per reagire con ironia all'ennesima perla del premier de noàtri, non appena di ritorno a casa.
Come dicevo sono in ritardo, perche' il contest si e' concluso il quindici novembre, e tutto quello che potrei forse aggiungere alla varieta' di finocchi invitati nelle cene di tanti bloggers che hanno contribuito e' magari un sorbetto, giusto qualcosa per ripulire le papille a fine pasto ed aiutare a digerire, ancora una volta, tutti i rospi che quest'essere laido ci costringe ad ingoiare.
Vitaminico, anticolica (...), antispasmodico (...), protettivo dello stomaco dalle ulcere (...), questo sorbetto che nasce come cocktail centrifugato salutare mi e' sembrato perfetto.

Sorbetto di Finocchio, Zenzero & Mela Verde
2 finocchi (per c.ca 130 ml di succo centrifugato) - 1 mela Granny Smith (per c.ca 80 ml di succo centrifugato) - 1/2 centimetro di zenzero fresco, anch'esso centrifugato - il succo di 1/2 limone - 100 ml di acqua - 60 ml di miele di fiori d'arancio sciolto al microonde - 1 cucchiaio raso di sciroppo di glucosio.

Una piccola centrifuga ed una gelatiera sono necessarie per procedere.
Pulire e sbucciare finocchi, mela e zenzero, e centrifugarli. Aggiungere il succo di limone, l'acqua, ed il miele sciolto al microonde e poi miscelato con il glucosio.
Mescolare bene e mantecare in gelatiera per c.ca 25/30 minuti.
Il gusto della mela verde prevale, fresco e dolce rafforzato dal miele, ma il finocchio contribuisce a portare quella nota anisée che a me piace tanto, e che resta come un ricordo sulla lingua, incipriata dalla leggerissima nota piccante dello zenzero.
L'omofobia mi disgusta, almeno quanto lo svilimento e gli insulti ripetuti alle donne.
Salute, e resistenza !

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sabato 20 novembre 2010

Biscotti Senza Burro ne' Uova, e Gelato di Yogurt alla Vaniglia


Piccola cena da me, con Susanna, dallo humour irresistibile e con la quale condivido in questo periodo anche la scelta di vita (o di sopravvivenza) della fuoriuscita da un rapporto di lavoro.
Compagni di cena a quattro zampe naturalmente presenti.
Menu composto da un piccolo aperitivo di Campari all'Arancia, Crema di Lenticchie Rosse con Feta, Tarte Fine con pomodori e senape in grani, ed infine questo gelato alla vaniglia con lo yogurt invece della panna, ed i biscotti sorprendentemente friabili e gustosi ma senza uova ne' burro, le cui ricette al solito un po' modificate ho trovato qui e qui. Il Nero d'Avola seguito al Campari ha contribuito a cotonificare le ginocchia ed annullare la mano ferma, ma qualche foto ne e' ugualmente uscita ...

Gelato di Yogurt alla Vaniglia
4 tuorli d'uovo - 150 gr zucchero . 2 baccelli di vaniglia - 500 ml di latte - 250 ml di yogurt (in origine prevista la panna) - 2 c. di latte condensato.

Far bollire il latte, poi spegnere la fiamma e mettere in infusione per almeno 15 minuti uno dei baccelli di vaniglia, inciso a meta', ed i semi grattati dall'altro. Nel frattempo sbattere i tuorli e lo zucchero. Togliere la vaniglia, ed unire a filo il latte caldo alla miscela di uova e zucchero. Rimettere sul fuoco a fiamma bassa, e lasciare prendere calore senza bollire, finche' la densita' aumentera' leggermente. Travasare in una terrina, ed aggiungere lo yogurt ed il latte condensato.
Lasciare raffreddare, e mantecare in gelatiera per circa 30 minuti.

Biscotti senza Uova ne' Burro, con Matcha e Gocce di Cioccolato Bianco (merci Grande Epicerie de Paris ...) - (dose per c.ca 24 biscotti diam. 7 cm.)
200 gr farina 00 - 50 gr farina di riso - pizzico di sale - 80 gr zucchero - 3 cc. cremor tartaro - 80 ml di latte - 50 ml di olio di semi di girasole - 1 c. di miele - 1 c. di tè verde matcha - qualche goccia di estratto di vaniglia - 2 manciate di gocce di cioccolato bianco.

Preriscaldare il forno a 180°, e mescolare gli ingredienti in sequenza (naturalmente invece del famigerato matcha, che e' carino ogni tanto ma sul cui successo planetario continuo a nutrire dubbi, si puo' mettere cacao in polvere e gocce di cioccolato fondente, o qualunque aroma si desideri). Impastare con cura, il risultato e' consistente e poco appiccicoso. Stendere nello spessore che si desidera (io non volevo biscotti croccanti quindi sono stata intorno al centimetro, il risultato e friabile ma morbido nel cuore del biscotto), e ritagliare i biscotti. In cottura ventilata a 180° i miei sono risultati pronti in 7 minuti.



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domenica 14 novembre 2010

Insalata del Ritorno col Frigo Vuoto


Davvero niente di particolarmente creativo, ma mi ritrovo a casa dopo un viaggio di qualche giorno fra Ginevra e Parigi, parte in macchina e parte in treno, ospitata da gattofili/animalofili particolarmente generosi (grazie, Antonio, Caterina e Manuela !). Torno nel tardo pomeriggio, dopo 650km in Twingo con tanto di attraversamento delle Alpi tra le raffiche di vento e la pioggia di taglio (una costante di questo viaggio), ed il mio frigo mi accoglie davvero piu' freddamente di quanto invece abbiano fatto Nico e Paco.
Dal mio ripulisti prima della partenza hanno resistito due uova, un indistruttibile cavolo cappuccio e quattro carote.
Ecco quindi che le due uova sono state sbattute con sale, pepe e un po' di latte (l'UHT e' una certezza), e trasformate in tre frittatine sottili al Parmigiano.
Parte del cavolo cappuccio e' stato passato alla mandolina giapponese, e poi mescolato con qualche pomodorino secco sottolio, le frittatine tagliate a striscioline, ed una spolverata di erba cipollina, che il vaso sul davanzale continua a dispensare malgrado le mie cure carenti.
A parte un piccolo dressing fatto con senape al miele, maionese, latte, poco olio e salsa di soya shoyu, sempre con sale e pepe, ed erba cipollina.
Ebbene, con l'insalata rimediata con questi avanzi di frigo sopravvissuti je me suis régalée.

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domenica 31 ottobre 2010

Cake ai Pistacchi ed Acqua di Fiori d'Arancio, Profumo, Respiro


Un unico post su ottobre, e per di più nell'ultimissimo giorno del mese, non sarebbe una cosa da fare per una blogger che si rispetti. Ho letto ultimamente addirittura dei decaloghi con le regole per il 'blog di successo', su come acquisire e mantenere lettori, su come farsi notare dagli inserzionisti. Io testardamente continuo a vedere questa pagina come un'isola alla quale approdo ogni tanto, condivido ricette e pensieri sparsi, rivedo alcune amiche e, così come mi capita anche fuori dal virtuale, chiudo gentilmente fuori di casa pubblicità e piccoli profitti per ritrovare un posticino dove le uniche regole siano l'assenza di regole, lo humour, e la gentilezza, in un contesto positivamente internettiano.
Finisco infatti per tornare soprattutto quando intorno a me l'eccessiva presenza di personaggi laidi ed atmosfera da Sodoma e Gomorra de noàtri diventa soffocante, piu' che quando sono serena. Quando sono serena, credo di vivere di piu' nel reale, questa è la verità. Respiro.
Eccomi quindi di ritorno mentre infuria lo squallore 'bunga-bunga', e nello stesso tempo mentre vivo e respiro, dopo aver preso un pò più di un mese fa la decisione di lasciare il lavoro che negli ultimi tredici anni aveva finito per costringermi alla mera sopravvivenza, spegnendo progressivamente quello che sono, ogni lucina negli occhi (eh, Maria ??), ogni sonno ristoratore, ogni curiosità, ogni gioia. Vorrei poter essere meno sensibile al contesto in cui vivo (bunga-bunga) e lavoro, essere capace di schermi e di adattamento ai personaggi tronfi e/o stupidi che abusano al quotidiano del loro piccolo potere provinciale, ma purtroppo no, sono solita sentire ed ascoltare, elaborare e ragionare, pensare e proporre, e quindi non sono adatta al concetto 'l'azienda non e' una democrazia' (tanto piu' se è oramai evidente che esso porti direttamente contro un muro), ne' posso subire senza reazioni la convivenza con la stupidità volgare, compiaciuta e grassa, eppure instabile e insicura. Non mi sento migliore, ma sono sicuramente diversa. E ne sono felice. Je pilote ma vie à nouveau (n'est-ce pas, François ? :)).

Venerdì scorso cena a casa di Luisa, con Anna. Quanto mi e' piaciuta questa serata, di risate e scrollate reciproche e commozione !
Antipasto di splendide tigelle 'stampate' e mortadella, nella migliore tradizione romagnola, evidenziata fin da subito dalla tovaglia tipica, nella versione blu che e' la mia preferita. Piatto principale originale, di patate farcite ai funghi ed avvolte in una copertina di prosciutto croccante, con misticanza condita da olio buono. Tutto gustosissimo, malgrado i timori della padrona di casa, che sperimenta sempre cose nuove il giorno della cena, per poi spaventarsi in corso d'opera delle incognite.
Ho portato il cake che dà il titolo a questo post, la cui ricetta ho letto nel penultimo numero di Saveurs, e che si esprime al suo meglio con un tè, o ancora meglio con una quenelle di gelato alla vaniglia.

Occorrono :
100 gr pistacchi non salati - 150 gr zucchero semolato, piu' un cucchiaio - 110 gr burro fuso raffreddato (io ne ho messi 90 gr) - 2 uova - 125 gr yogurt naturale intero - 2 cucchiai di acqua di fiori d'arancio - 150 gr farina 00 - 1 bustina di lievito per dolci - semi di papavero (facoltativi).

Preriscaldare il forno a 180°, far fondere dolcemente il burro nel microonde, tritare i pistacchi insieme al cucchiaio di zucchero (più o meno finemente a seconda che si desideri che i pezzetti si sentano oppure no).
Con una frusta sbattere insieme uova, zucchero e yogurt. aggiungere l'acqua di fiori d'arancio, e a seguire la farina setacciata col lievito. In ultimo unire il burro fuso, ed i pistacchi tritati.
Mescolare bene, e versare l'impasto in uno stampo da cake imburrato e foderato di semi di papavero. Cottura in circa 45 minuti, gli ultimi dieci coprendo con della carta da forno per non rischiare che la superficie si colorisca troppo. Aspettare 10 minuti prima di togliere dallo stampo, e poi lasciare raffreddare su una gratella. Spolverare di zucchero a velo come tocco finale.

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domenica 26 settembre 2010

Fusion-Muffins ai Pomodori Secchi & Wasabi


Avete presente quando si mette in forno qualcosa che potrebbe essere delizioso come orribile ?
E' quello che mi e' successo stamattina.
L'idea era di fare un classico muffin salato per l'aperitivo, con feta e pomodorini, niente di particolarmente impegnativo.
Solo che il mio sous-chef Nico era particolarmente invadente, cosi' ho sbucciato un paio di carote, che lui adora neanche fossero caramelle, ed ho tirato fuori la mia mandolina giapponese Benriner appena comprata su eBay (un consiglio di Clotilde), con l'intenzione di fare dei bastoncini da sgranocchiare pure per me. La vista delle carote perfettamente affettate, e l'aver intravisto nel frigo un panetto di tofu dalla scadenza imminente, mentre prendevo fuori le carote, mi ha spinto ad una serie di associazioni che ha portato a questo :

Per 12 Muffins
2 uova - 150 gr di farina autolievitante - 120 ml di latte di cocco (grazie Liliana !) - 5/6 cucchiai d'olio di oliva - una carota media tagliata a dadini - 100 gr di tofu a dadini - 1/2 cc di coriandolo in polvere - 1/2 cc di cumino macinato - una punta di cc di wasabi - una ventina di pomodorini secchi sottolio, scolati - sale q.b.

Preriscaldare il forno a 180°, e mescolare le uova con la farina, incorporando l'olio a poco a poco.
Aggiungere il latte di cocco scaldato 1 min. al microonde, e mescolare bene amalgamando gli ingredienti con una frusta. Aggiungere le spezie, salare (tre grossi pizzichi).
Unire carote e tofu a dadini, e pomodorini secchi sottolio.
Distribuire nei pirottini riempiendo solo a meta' (devono essere stuzzichini ...), e cuocere per circa 20 minuti. Lasciare raffreddare prima di servire.
Li rifaro' sicuramente, variante della prossima volta : saltare il tofu con le spezie ed una cipollina prima di unirlo all'impasto, aumentare la dose di wasabi (spice up your life, happiness is a duty !).

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mercoledì 15 settembre 2010

Tarte aux Prunes

Le Stanley color inchiostro dell'albero del mio giardino, e le rosse varieta' Fortuna, sono le mie prugne preferite. Oramai l'albero del giardino ha dato i suoi frutti, molti dei quali rubacchiati dai merli e dalle ghiandaie che sbecchettano e poi, sdegnose, abbandonano il frutto caduto anche se praticamente perfetto, per la gioia di Nico che non si formalizza, e banchetta allegramente.

Su Elle à Table della rentrée ci sono diverse ricette con la prugne come ingrediente principale, questa e' una classica Tarte, facilissima e sempre riuscita, e le prugne rosse che si trovano ora al supermercato ci stanno benissimo.

Base:
250 gr farina - 40 gr zucchero - 125 gr burro appena ammorbidito - i semi di una bacca di vaniglia - 1 uovo - 2 c. di latte
Crema:
40 gr farina di mandorle (o nocciole) - 40 gr. burro (o crème fraiche) - 20 gr zucchero - 1 uovo
Copertura:
500 gr c.ca di prugne - 10 foglie di menta - 1 c. zucchero - 1/2 cc. cannella

Setacciare la farina, e mescolarla a zucchero e vaniglia. Aggiungere progressivamente il burro e 'sabler' il tutto (perfetta una macchina impastatrice). Unire poi l'uovo ed il latte, formare una palla impastando ancora un po' a mano, appiattirla, avvolgera nella pellicola per alimenti e lasciarla in frigo una mezz'oretta.
Preparare la crema frullando le mandorle con lo zucchero per ridurle in polvere, ed aggiungendo il burro fuso e l'uovo.
Lavare le prugne, snocciolarle e tagliarle in quattro.
Preriscaldare il forno a 180°, riprendere la pasta e stenderla. Foderare uno stampo imburrato (coi ritagli si fanno ottimi biscotti, a meta' cottura spennellati di miele e spolverati appena di zucchero di canna), bucherellare con una forchetta, e distribuire la crema sull'impasto.

Disporre poi le prugne sulla torta, ed aggiungere qua e la qualche fogliolina di menta.
Terminare con una spoleverata di zucchero mescolato alla cannella.
La ricetta parlava di 40 minuti di cottura, io ho sfornato la tarte dopo 30 min.

PS : Nico e Paco se portent bien, per i loro numerosi fan ecco due ritratti aggiornati.





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lunedì 13 settembre 2010

Flan di Zucca e Mela, e il Rientro


Rieccomi qui, dopo un'estate salutista, i cui benefici effetti sono evaporati in una settimana, non appena rientrata al lavoro. Ogni anno provo a ridurre questo trauma seguendo i consigli di cui sono piene le varie riviste che mi capitano sotto tiro : mantenere 6-8 ore di sano riposo notturno (insonnia e sonno frammentato), riprendere un'attivita' fisica regolare (Daniela, l'anno prossimo non far terminare le tue vacanze solo il 6 di settembre !), meditare quotidianamente in un piccolo, costante spazio per se' (il tutto si e' ridotto alla sola parola-mantra 'RESPIRA', a cui mi attacco come una naufraga).
Cosi', quest'anno ho provato ad intervenire anche sul fronte alimentazione, integrandola con gli elementi consigliati come antistress- antifatica, e cioe' cereali integrali (Weetabix, di ritorno nella mia colazione), lievito alimentare in scaglie (la rivista francese garantisce che e' ricco di vitamina B9, che boosta le cellule come razzi, inducendole a produrre un'energia tale che potrei alimentare un quartiere sovrapopolato), e poi la vitamina C dei kiwi, l'effetto antisettico del timo (spolverato anch'esso sulle insalate con il lievito in scaglie) e del miele (sul Weetabix la mattina). Ho abbracciato il criceto che e' in me, distribuendo semi tostati misti su tutto cio' che porto in tavola (omega 3 e 6, benefici cardiocircolatori ... mi sono fatta una cultura qui) bref, sono stata la capricorna ligia che posso essere, ed il risultato e' stato sia quello descritto all'inizio di questo post sia, dulcis in fundo, avere intercettato un virus settembrino latore di mal di gola e tosse.
RESPIRA ... cough cough cough (propoli, antisettico). Persevero, SO di essere sulla buona strada, il problema non e' l'alimentazione, e' il lavoro, e tutti noi sappiamo che meta' del problema e' superato una volta che se ne e' individuata la causa.

La Bocca dell'Inferno, che i fedelissimi sanno essere il nomignolo del mio forno, lavora di nuovo a pieno regime, ed ha sfornato gia' diverse cosette, tra cui i Petits Beurres autocelebrativi realizzati con la ricetta di Clotilde, la cui foto avete visto nel post precedente.
Oggi, si produce flan, dolce con una di quelle consistenze geniali francesi che sta a meta' tra il budino e la torta, un budino affettabile, ecco. Flan di zucca, Autunnale Arancione Amatissima.
Elle à Table ha pubblicato un articolo molto efficace, che condivide diverse idee su come si possano rendere verdure e frutta piacevoli anche per i bimbi e gli adulti piu' restii, cammuffandoli da dolci o da preparazioni golose, ma sempre sane. Questa e' una delle ricette proposte, con qualche mia variante, ed ha pochissimi zucchero e farina, ed e' addirittura priva di grassi :

Circa 450 gr di polpa di zucca cotta al vapore - 100 gr farina - 1 bustina di lievito - un pizzico di sale - uno di cannella - i semi di una bacca di vaniglia - 70+20 gr di zucchero - 3 uova - 150 ml latte - 1 mela Golden

Pulire e tagliare a dadini una zucca da circa un chilo, e cuocerla al vapore per 20 minuti. Scolarla, pressandola se necessario dell'eventuale liquido in eccesso, e frullarla.
Preriscaldare il forno a 150°.
Con la frusta mescolare insieme farina, lievito, 70 gr di zucchero, vaniglia, e pizzichi di sale e di cannella. Aggiungere le uova ed il latte, sempre sbattendo/mescolando con la frusta.
Incorporare bene la polpa di zucca frullata, e versare in uno stampo. Sbucciare la mela e tagliarla a fettine (io ho fatto cosi') oppure a dadini, a seconda delle preferenza o meno verso i pezzetti che rimangono percepibili. Io ho fatto anche uno strato di mela intermedio, dopo aver versato solo meta' dell'impasto, ma la ricetta prevede che le mele vengano aggiunte solo in superficie.
Spolverare con lo zucchero rimasto, ed infornare per 35/40 minuti, anche in funzione del tipo di stampo usato (col mio stampo da cake 22 cm, sono stati necessari 45 minuti).
Lasciare raffreddare, spolverare di zucchero a velo, divorare (zuccofili, so che mi sentite). (Manuela, ce la puoi fare tranquillamente, FALLO).




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