giovedì 26 marzo 2009

Sun-bathing Gatto Mannaro, e un meme

Mi si chiedono notizie del fantastico duo Nico (cane Lagotto) e Paco (gatto mannaro emiliano); direi che hanno superato brillantemente l'inverno, il primo con una pelliccia che lo rende oramai simile ad un orsetto Ewok di Guerre Stellari, e persistendo ad essere talmente in moto perpetuo da rendere problematica qualsiasi foto (cerchero' di catturarlo prima della tosatura stagionale), il secondo ambientandosi al punto da essere totalmente disinvolto, meno mannaro ma pur sempre zannuto ed artigliuto, esploratore smaliziato di giardini-giungla malgrado abbia passato i suoi primi 12 anni di vita relegato in un appartamento al secondo piano.
Ammirate il gatto Mannaro mentre piglia il sole di marzo e fa prendere aria alle zanne.

Con l'occasione di questo post non-food, rispondo anche al meme nel quale mi ha gentilmente coinvolta Enrico,
Le Franc Buveur.
Grazie Enrico per questo "rilancio", ci ho pensato su un pochino, ed ecco 20 cose camuffate da 5, elencate in ordine sparso, alle quali non posso rinunciare :

- Alla speranza, malgrado tutto. Non so come e da dove rinasca sempre, forse e' una Fenice. Dev'essere per questo che amo Fanny di Harry Potter, e le sue lacrime curative.
- A sorridere e sdrammatizzare.
- Alle creme e ai prodotti per il viso ed il corpo, che uso da anni anni e anni, e che costituiscono un rito della cura di se' della mattina, per iniziare la giornata, e della sera, prima di dormire, anche se sono stanchissima.
- Ai libri, alla musica (oramai quasi esclusivamente iPod) e al computer - con internet - (per i contatti, le notizie col caffe' della mattina, i gossip di DListed, i downloads, e la possibilita' di trovare risposte, organizzare, scoprire, imparare, guardare dalla finestra).
- Al calore e all'innocenza disarmante degli animali che hanno accompagnato, ed accompagnano anche ora, la mia vita, perche' "ci si sceglie per farselo un po' in compagnia, questo viaggio in cui non si ripassa dl via", ed anche se Ligabue non pensava ad un gatto, un cane, o un coniglio, quando ha scritto questi versi, sono sicura che gli animali siano molto spesso migliori compagni di viaggio degli umani. E che ci scegliamo, senza saperlo, anche se il Caso governa tutto. Misantropa, eh ? Dev'essere perche' esco da una full-immersion di House, MD.

Rilancio il meme a chiunque voglia raccoglierlo, senza pressioni, anche perche' e' difficile normalmente non cominciare a grattarsi dappertutto sentendo la parola "meme", e comunque si rischia di imbattersi in qualcuno che ti risponda, giustamente, "meme tua sorella !" :).
Confesso tuttavia che mi incuriosirebbe sapere cosa scriverebbero Silvia e Laura, di
Ora di Cena e Papavero di Campo, su questo argomento.

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domenica 22 marzo 2009

Flan Leggeri di Topinambur & Zucca


Questo post di Le Franc Buveur di qualche giorno fa non ha fatto che acuire la mia curiosita' sui topinambur, gia' visti cucinare da Jamie Oliver, ed anche da Nigella, in diverse occasioni.
Mi sono capitati sott'occhio mentre facevo la spesa, e la curiosita' ha avuto la meglio.
A questo si aggiunga che, su una rivista di cucina di cui non ricordo il nome, avevo trovato una carinissima ricetta di flan senza grassi, bicolori, a base di carote ed asparagi, molto primaverili.
Il fatto che stanotte ci siano stati 2° di minima, in puro clima invernale, mi ha pero' convinta a sfruttare il topinambur insieme alla zucca per cercare si' l'effetto bicolore, e la leggerezza dell'assenza di grassi, ma con due ingredienti degni di un caminetto acceso.

Ecco quindi le dosi per 5 piccoli flan, dimensione stampini usa e getta cuki :
300 gr netti di topinambur - 300 gr netti di zucca - 2 uova + 2 albumi - 20 gr di parmigiano - sale.
Per la besciamella "aromatizzata" :
400 ml  di latte - 1 scalogno - 1 foglia di alloro - 60 gr farina - noce moscata - sale&pepe

Pulire e lavare topinambur e zucca, tagliarli a tocchetti, e cuocerli al vapore (al microonde, con apposito cestello vapore, sono stati entrambi pronti in 5 minuti). Frullarli separatamente, e metterli da parte.
Preparare la besciamella facendo bollire il latte con la foglia di alloro e lo scalogno tagliato a meta'; lasciare intiepidire a fuoco spento per 5 minuti, e poi filtrare con un colino, versando a filo il latte sopra la farina, in un'altra casseruola. Cuocere 5 minuti a fiamma bassa, mescolando con una frusta (sicuramente voi sarete piu' bravi di me e non farete venire neppure un grumettino; io invece l'ho dovuta filtrare alla fine per renderla liscia).
A questo punto preriscaldare il forno a 180°, mettere a bollire un bollitore d'acqua, e preparare una teglia capace. Foderare di film trasparente per alimenti 5 stampini di alluminio.
In due contenitori separati mescolare le due creme di verdure ciascuna con meta' della besciamella, un uovo ed un albume, meta' del parmigiano ed una spolverata di sale.
Mescolare bene, e distribuire delicatamente i composti negli stampini, alternando i colori.
Sbattere con cautela per pareggiare, cercando di eliminare le bolle d'aria, e completare ogni stampino con i colori opposti.
Disporre nella teglia, riempire fino a 3/4 di acqua bollente, ed infornare per c.ca 35 minuti.
In una nota di ottimismo meteorologico, ho accompagnato i flan con un pesto di fave ed erba cipollina, con poco olio evo non filtrato, e sale affumicato.

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martedì 17 marzo 2009

"Come evitare la manipolazione emotiva ?"

Questa foto mi da una sensazione di cambio di prospettiva, le cose sono sempre differenti se si prende "de la hauteur" e si guardano da angolazioni diverse. Qui la Senna, les Tuileries ed il Louvre, le isole della Cité e Saint Louis sembrano componenti per il Lego, in quest'immagine presa dall'aereo di ritorno da Parigi, un po' di tempo fa.
Nell'ambito di questo esercizio di cambio di prospettiva, ho trovato interessante questo breve articolo comparso su "D" di questa settimana. E' scritto da Robin Stern, psicoterapista specializzata in abuso emotivo, che insegna alla Columbia University di New York.

"Come evitare la manipolazione emotiva ? Da psicologa mi sono spesso imbattuta in un effetto 'Gaslight'. Lo chiamo cosi' da quel film (in italiano 'Angoscia') in cui Ingrid Bergman sposa un uomo piu' anziano di lei che vuole farla impazzire per impadronirsi della sua eredita'. Allora, oltre a farle scomparire degli oggetti dalla casa incolpandola, arriva ad abbassare il gas (la luce a gas, ndr), negando che ci sia un calo di luce, in modo da farla sentire pazza. Lei diventa sempre piu' confusa ed isterica. Nello stesso tempo e' riluttante ad incolpare il marito perche' vuol essere amata. La manipolazione emotiva funziona proprio cosi'. Puo' succedere col partner che vi accusa di farlo ingelosire ma anche con un capo che non e' mai contento di quello che fate o un genitore che boicotta la vostra autostima. Molte persone non si accorgono di essere manipolate ma avvertono un'ansia crescente quando sono con una persona particolare. All'inizio cadono nella trappola della spiegazione: giustificano un comportamento che le infastidisce per un bisogno di approvazione. A comportarsi cosi' sono soprattutto le donne. Spesso diventano isteriche mentre chi hanno di fronte e' imperturbabile. Perche' ? Io dico: controllate i vostri 'assistenti di volo' proprio come su un volo turbolento guardiamo le facce delle hostess per capire se ci sono dei problemi. Gli assistenti di volo possono essere i vostri amici ma anche l'istinto. Fidatevi. Cosa fare ? In genere i manipolatori hanno bisogno di controllare la relazione, mentre i manipolati desiderano approvazione e fusione. Il primo passo e' spegnere il gas: non fatevi coinvolgere in discussioni inutili. E' solo una lotta per il potere. Riconoscete due punti di vista diversi. Invece di arrabbiarvi mostrando i vostri sentimenti a riguardo e' molto meglio dire: 'Ho ascoltato e ci pensero', ma non voglio parlarne adesso', oppure: 'Hai ragione ma smettila di parlarmi con quel tono'. La cosa piu' importante non e' vincere una discussione ma essere trattati con rispetto. Tenete un diario (o un blog :) ? ndr): aiuta a mantenere un proprio punto di vista. Non esitate a chiedere aiuto a un amico, un genitore, un terapeuta. Solo valorizzando e sintonizzandovi sui vostri sentimenti e sull'integrita' della vostra vita sarete sulla strada giusta per cambiare o eventualmente troncare un rapporto."

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domenica 15 marzo 2009

Windy Vol-au-Vent alla Salsa di Noci

La Cucina Italiana di marzo colpisce ancora, con questa ricetta che sarebbe stata carina se il mio forno non avesse deciso di far lievitare i vol-au-vent come funghi malati, in preda ad una tempesta di vento.
Tuttavia ...

2 rotoli di pasta sfoglia pronta - 200 gr panna fresca - 160 gr di zucchero - 120 gr gherigli di noce - 60 gr latte - 14 gr fecola - 4 tuorli + 2 uova (ho messo 3 uova e 2 tuorli ... ) - sale - zucchero a velo.

La tecnica illustrata dalla Cucina Italiana per realizzare i vol-au-vent secondo me complica la vita inutilmente; io avrei ritagliato i cerchietti (col buco, intendo) di pasta e li avrei sovrapposti, previa spennellatura con l'uovo leggermente sbattuto sulla parte inferiore, sui dischi di diametro leggermente piu' grande ritagliati in precedenza. Invece, i Maestri consigliano di preriscaldare il forno a 180°, spennellare un disco di pasta con acqua, sovrapporre il secondo disco al primo, e ritagliare col taglia-biscotti dei cerchi di c.ca 6 cm di diametro. Questi cerchi andranno poi incisi con un taglia-biscotti circolare di diametro inferiore, facendo moderatamente pressione, fino a meta' dello spessore, ed andranno infornati per c.ca 20 minuti. I miei sono usciti dalla tempesta di vento conciati male, e niente mi toglie dalla testa che la tecnica di preparazione sia la responsabile. Una volta sfornati e raffreddati, andranno privati del cilindretto interno di pasta con l'aiuto di un coltellino.

Per la salsa, frullare le noci e lo zucchero, ed amalgamarli alle uova. Stemperare poi col misto di panna e latte, aggiungere fecola e pizzico di sale, e mettere sul fuoco a bagnomaria mescolando ininterrottamente, per c.ca 10 minuti.
Quando la salsa iniziera' a rapprendersi, mettere il recipiente in un bagnomaria freddo, e continuare a mescolare fino a raffreddamento.
Spolverare i vol-au-vent di zucchero a velo, e riempirli con la crema.

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mercoledì 11 marzo 2009

Insalata di Indivia & Carciofi all'Arancia


Io ed i carciofi abbiamo sempre avuto un rapporto difficile, forse perche' tutto sommato ci assomigliamo, con questo esterno spinoso che rende difficile raggiungere un cuore che pure e' grande, con questa facilita' a diventare neri e amari, e col fatto che tutti continuano a scambiarci per ortaggi mentre invece siamo fiori :)
La Cucina Italiana dedica questo mese diverse ricette al mio alter ego vegetale, e questa insalata, semplice e originale, mi ha accompagnata in ufficio per la pausa pranzo, ricca di gusto e promesse salutiste (omega 3 come se piovesse, anticolesterolo, dietetica, vitaminica, coadiuvante della digestione ...); insomma, e' buona.
Provatela, che diamine. Se snobbate i carciofi poi la prendo sul personale.

Per due persone
:
2/3 carciofi - 2 indivie - 1 arancia - una manciata di noci - olio - sale - pepe.

Lavare i carciofi e privarli delle foglie esterne piu' coriacee. Lavare e sfogliare le indivie.
Lavare un'arancia bio, gratuggiarne meta' della scorza, e poi tagliarla in due. Una meta' andra' spremuta, dell'altra andranno tagliati al vivo gli spicchi.
Tagliare a meta' i carciofi, privarli della barbettina interna, e farli a fettine sottili, che andranno al piu' presto cosparse d'olio per evitare che anneriscano.
Emulsionare il succo d'arancia e la scorza gratuggiata con olio, sale e pepe, e versare il tutto sui carciofi. Mescolare bene, coprire con una pellicola per alimenti e lasciare in frigo una mezzoretta.
Aggiungere poi l'indivia tagliata a piacere, le noci spezzettate, e gli spicchi d'arancia, e mescolare bene prima di servire.

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sabato 7 marzo 2009

Tortine allo Yogurt e Farina di Castagne

Un'amica oramai bolognese lavora in una scuola di lingue, che ha avuto la brillante idea di organizzare un corso di italiano abbinato ad un corso di cucina.
Nell'ambito della ricerca di riviste e siti esteri a cui inviare la pubblicita' dell'iniziativa (a proposito, accetto consigli), mi sono imbattuta in questa ricetta pubblicata su Elle à Table che, anche con la mia variante della farina di castagne al posto di quella di nocciole, trovo sia risultata semplice e deliziosa.
Sto gia' pregustando la mia colazione di domattina ...

1 vasetto da 125 ml di yogurt naturale - 2 vasetti da yogurt di zucchero - 2 vasetti di farina - 1 vasetto di farina di castagne - 3/4 di vasetto di burro fuso raffreddato - 3 uova - 1 bustina di lievito per dolci - la buccia grattugiata di un limone biologico - un pizzico di sale, sciroppo d'acero.

Per il Coulis di frutti di bosco :
Una confezione da 300gr di misto frutti di bosco congelati - Il succo di 1/2 limone - 50 gr di zucchero a velo.

Preriscaldare il forno a 180°.
Mescolare lungamente lo yogurt con un pizzico di sale e con lo zucchero, finchè questo si sarà sciolto. Aggiungere i due vasetti di farina setacciati col lievito e mescolare. Incorporare due uova, e il vasetto di farina di castagne. Aggiungere infine il terzo uovo, la buccia grattugiata di limone, ed il burro fuso.
Ne risultera' un composto abbastanza denso, che e' consigliato versare in stampini imburrati, anche nel caso che siano in silicone.
Il mio forno li ha cotti al punto giusto in c.ca 20 minuti, dorati e con la crosticina croccante.
Elle li consiglia riscaldati il giorno dopo, con lo sciroppo d'acero, o con un coulis di frutti rossi, da realizzarsi così :
la sera prima porre in un colino, a sua volta appoggiato su un piatto, il contenuto di una confezione da 300 gr di frutti rossi congelati, e lasciarli in frigo a perdere acqua tutta la notte, coperti da una pellicola trasparente che deve sfiorare la superficie dei frutti.
Il giorno dopo frullarli col succo di limone e lo zucchero, e setacciare con un colino per eliminare i semini (la prossima volta che vado da Eataly mi compro quel micro chinois delizioso, questa serie di rinvii d'acquisto comincia a diventare stupida). Lasciar riposare in frigo per qualche ora.

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mercoledì 25 febbraio 2009

Kibbe di Zucca

Wikipedia e' al solito di una semplicita' disarmante : il Kibbe e' un piatto mediorientale a base di burghul, che viene cucinato nelle piu' svariate maniere, mescolandolo alla carne macinata oppure alle verdure, sempre molto speziato.
Puo' essere cucinato col principio di un arancino di riso, oppure passato al forno, o servito semplicemente come una sorta di frittata.
Le attese dal dentista possono essere produttive, se si trovano vecchi numeri autunnali di settimanali "femminili", e si sottraggono le pagine delle ricette con la complicita' dell'assistente.
Solo oggi, al termine di un'altra due giorni di ferie forzate, ricca di eventi extra-lavorativi (alcuni difficili e provanti  come la temuta, e poi attesa come una liberazione, testimonianza al processo contro la persona che mi ha aggredita) che ora come ora, sommati insieme, mi fanno sentire piu' leggera, solo oggi dicevo questa ricetta mi e' tornata in mente, e l'ho recuperata.

Ecco quindi il Kibbe alla Zucca, per due persone :
100 gr burghul - 1 cipolla bianca - 300 gr di zucca cruda - 1 cc di hot curry - olio evo, sale.

Preriscaldare il forno a 200°, e mettere il burghul in una ciotola, ricoprendolo d'acqua bollente.
Sminuzzare la zucca nel mixer, tritare la cipolla, e mettere entrambe in padella con poco olio, e col cucchiaino di curry.
Saltare qualche minuto a fiamma vivace, aggiungere il burghul, una spolverata di sale, mescolare bene, coperchiare e togliere dal fuoco, lasciando intiepidire.
Ungere una pirofila rettangolare e riempirla col composto, compattandolo bene con una spatola. La ricetta originale prevede di "versare qualche cucchiaio d'olio" sulla superficie, io mi sono limitata ad un giro d'olio evo, per poi passare in forno c.ca 20 minuti.
Si puo' servire intero, o tagliato a quadretti come un fingerfood, insieme a pomodorini e radicchio, o insalata.
Io ho scelto il radicchio di Marcello, e pomodorini, con un filo d'olio ed una spolverata di sale affumicato.
In alternativa alla zucca, si possono utilizzare le patate dolci.

Bene, come al solito sono negata per le date, anche quelle delle ricorrenze che mi riguardano, ed a questa tendenza non e' sfuggito il primo anniversario di questo blog.
Ho pubblicato la prima ricetta il 23 febbraio 2008, e da allora ho imparato un sacco di cose, di cucina, di informatica, persino un po' di di fotografia !, ma soprattutto sulla ricchezza degli incontri, e su quello che posso fare, se solo mi convinco che posso.
Quindi archivio l'anniversario, e mi preparo per la prossima ricetta, come direbbe Amy Winehouse, "back to basics".

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domenica 22 febbraio 2009

Crema di Lenticchie Rosse con Feta Speziata

Questa ricetta della Frenk di un po' di tempo fa, a sua volta ispirata da Comidademama, mi era rimasta impressa, e mi ero ripromessa di provarla.
L'occasione viene da una visita al NaturaSì di Ravenna, dove ho finalmente trovato le lenticchie rosse che cercavo, piu' innumerevoli cosette bio/naturali piuttosto care e probabilmente di dubbia utilita'.
Ho fatto qualche variante ... :)
Quindi, per due persone :

150 gr lenticchie rosse, 1/2 cipolla, 1 carota, 500 gr brodo vegetale, acqua q.b., 100 gr di formaggio feta, salsa di soja shoyu, olio evo, yoghurt naturale, il succo di 1/2 limone, pepe nero, paprika, curcuma.

Ho fatto diventare trasparente la cipolla tritata, rinvenendola in poco olio, ho aggiunto la carota pure tritata e poi, non so se in modo ortodosso, ho fatto "tostare" le lenticchie in questo fondo, con poca salsa di soja.
Ho poi aggiunto il brodo precedentemente riscaldato ed ho coperto, lasciando prendere bollore.
Queste lenticchie devono cuocere 15/20 minuti, ed assorbono velocemente il brodo, quindi si deve regolare la quantita' di acqua da aggiungere a seconda che si voglia una crema densa oppure no.
A cottura ultimata ho frullato bene col mixer ad immersione, aggiunto poco sale, 2 cucchiai c.ca di yoghurt naturale, e poco olio evo, ed ancora un po di salsa di soja.
Mescolare gentilmente, e servire ben caldo, aggiungendo in ogni piatto un cucchiaio c.ca di succo di limone, una grattatina di pepe nero, e sbriciolando al centro c.ca 50 gr di feta per ogni porzione. Spolverare la feta di poca paprika e curcuma, et voilà.

Il riflesso dell'inferriata nel piatto e' simbolico, continuo a sentirmi prigioniera.

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domenica 8 febbraio 2009

Liberta' e Giustizia ?


Sono senza parole.
Quindi, cito l'inizio del commento di Ezio Mauro su Repubblica di sabato 7 febbraio e, finche' ancora posso farlo, invito da questo piccolo blog di "parole e ricette" a firmare l'appello pubblicato da Liberta' e Giustizia perche', come lo scrisse Norberto Bobbio, "noi siamo, dobbiamo essere, democratici sempre in allarme".

"UNA questione di vita e di morte, una tragedia familiare, un caso di amore e di disperazione tra genitori e figlia che cercava di sciogliersi nella legalità dopo un tormento di 17 anni, è stato trasformato ieri da Silvio Berlusconi in un conflitto istituzionale senza precedenti tra il governo e il Quirinale, con il Capo dello Stato che non ha firmato il decreto d'urgenza del governo sul caso Englaro, dopo aver inutilmente invitato il Premier a riflettere sulla sua incostituzionalità, e con Berlusconi che ha contestato le prerogative del Presidente della Repubblica, annunciando la volontà di governare a colpi di decreti legge senza il controllo del Quirinale. Pronto in caso contrario a "rivolgersi al popolo" per cambiare la Costituzione. [...]"

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sabato 31 gennaio 2009

Quale Food per il Comfort ?


Allora, eccomi qua di nuovo dopo un'assenza prolungata, durante la quale :
1) Le ferie forzate hanno abbassato la mia riserva di giorni di ferie accumulati ad un livello allarmante, avvicinandomi sempre piu' alla cassa integrazione, che gia' tocca a gran parte dei miei colleghi.
2) La crisi generale ed il crollo dei prezzi mi hanno paradossalmente permesso l'acquisto di un notebook talmente potente da poterlo eventualmente usare come razzo per decollare verso altri universi, cosa che non e' escluso io decida di fare a breve.
Imparare a domarlo ha richiesto non poco tempo, ha scomodato en passant tutti i santi, loro parenti, e 3/4 della loro palazzina, e generato alla fine luminosa soddisfazione infantile.
.... senza parlare delle conseguenze sul mio neurone solitario di una serata non-stop fino alle 3 di mattina di Bones - Criminal Minds - CSI - NCIS - Medium - Grey's e quant'altro, hackerati come un'adolescente pop colture victim, e seguiti con l'occhio semichiuso indotto dal vuoto pneumatico.
L'animo umano e' una strana bestia, la sensazione di inutilita' e' per me difficilissima da sopportare e, come scrivevo ad un amico che ora lavora negli Stati Uniti, mi sento sempre piu' come un grosso coleottero impotente, spillato a questa vita da un qualche collezionista entomologo amatoriale, annoiato, e quindi crudele.
Al momento la prospettiva e' quella di navigare a vista in "ogni fottuto settore" (direbbe Samantha di Sex and the City, che mi e' venuta in mente anche when I turned  "fourty fuckin' five"), e questo richiede - in termini di energia - molto piu' di quanto io possa dare al momento, eppure ...
In questo quadretto, la voglia di cucinare, attivita' peraltro balsamica per lo spirito, e' scesa ad un livello prossimo allo zero, cosi' come la fiducia nei miei mezzi come cuoca, naturalmente !

E' in questo stato d'animo che ti incontro, da Eataly a Bologna, il volume n. 1 dei Classici Moderni di Donna Hay, bibbia moderna di cui gia' possedevo il piu' recente n. 2 - piu' orientato sui dolci.
Il n. 1 e' una perla.
Donna Hay e', come certamente saprete, la piu' celebre food-writer australiana, e non piu' tardi di due sere fa ho sentito Anthony Bourdain definire Melbourne una sorta di mecca del buon cibo, un luogo magico per l'ispirazione dei giovani chef; un altro buon motivo per scappare in Australia (o per assumere le stesse sostanze che assume Tony).
Gli accessori ripresi nelle foto - ceramica bianca, metallo segnato dal tempo, canovacci della nonna -, le immagini luminose ed essenziali, sono talmente vicini al mio gusto che mi ritrovo ad averne molti di simili in cucina, ed a fotografare istintivamente - nel mio piccolo e con tutti i limiti del caso - "vedendo" il soggetto in un modo che mi pare somigliante al suo stile.
Le ricette - ovviamente il cuore di questo libro - sono tutte o utili o tentanti, o rivelatrici, o tutte e tre le cose insieme.

Ho preparato questa Zuppa di Pomodori & Aglio Arrostiti e credetemi, e' una panacea per tutti i mali, dalla tristezza all'influenza.
E' una sorta di versione migliorativa della zuppa di pomodoro Campbell coi crackers, cibo consoltario americano per eccellenza.

Donna Hay la prepara in questo modo :

12 pomodori tagliati a meta' - una testa d'aglio, intera e con la buccia - 2 c. c.ca di olio evo - sale&pepe - 750 ml di brodo vegetale* - 2/3 cc.di zucchero - (io ho aggiunto 10 pomodori secchi ammollati per una decina di minuti e poi sgocciolati)

Preriscaldare il forno a 180°, rivestire una teglia rettangolare capiente di cartaforno, e deporvi i pomodori tagliati a meta', spolverati di sale&pepe, e spruzzati con un filo d'olio evo. Separare gli spicchi dalla testa d'aglio, lasciandoli con la buccia, e sistemarli tra i pomodori. Infornare per 45 min.
Sfornare e lasciare intiepidire. Sbucciare l'aglio, privare i pomodori della pelle, e frullarli insieme ai pomodori secchi (un'iniezione di sapore per me necessaria, i pomodori di serra invernali sono anemici) ed a meta' del brodo.
Versare la crema ottenuta in una pentola, aggiungere il resto del brodo e lo zucchero, e cuocere mescolando per c.ca 6 minuti.

L'aroma e' delizioso, la massiccia presenza d'aglio (antisettico !) e' resa digeribile dalla cottura al forno in camicia, che rende gli spicchietti cremosi e gustosissimi (anche Jamie Oliver e' un fan di questa maniera di trattare l'aglio), lasciando solo il buono, senza la pesantezza, ne' l'alito allarmante.
La zuppa si puo' gustare naturalmente col pane tostato, e Donna Hay consiglia il pesto di menta**, che in effetti amplia la gamma degli aromi in modo magico.

* Brodo Vegetale : 4 lt. di acqua - una cipolla tagliata a meta', un porro tagliato a meta', una carota ed un gambo di sedano tagliati a pezzi, un bouquet-garni di prezzemolo ed alloro, 10 grani di pepe, sale q.b.
Portare ad ebollizione a fuoco vivace e lasciar sobbollire per c.ca 1 ora e 1/2. L'eccedenza si puo' congelare nei sacchetti del ghiaccio.

** Pesto alla Menta : 35 gr. menta, 20 gr. prezzemolo, 20 gr. di pinoli tostati, 25 gr. parmigiano, c.ca 60 gr. di olio evo. Frullare il tutto in modalita' "pulse" (a scatti accendi/spegni) per non scaldare troppo le lame e rischiare quindi di fare ossidare menta e prezzemolo, che perderebbero il bel colore verde.

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