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lunedì 22 dicembre 2008

Keep Walking - Bruno Catalano alla Galerie Modus di Place des Vosges

E' difficile, in una citta' come Parigi, scegliere qual'e' la cosa piu' bella, il luogo dove piu' intensamente vibrano certe corde.

Parigi e' una sorgente di emozione e di bellezza, di dolore, di sorrisi estatici, di trivialita', piu' di qualunque altro luogo io abbia mai visitato.
Come scegliere tra le piazze e piazzette di Parigi la mia preferita ? Impossibile, anche se la mia inclinazione e' piu' per il luoghi raccolti come Place Furstemberg,

piuttosto che per gli spazi a perdita d'occhio di Place de la Concorde.

Tra questi due estremi, tuttavia, credo di poter dire che Place des Vosges sia la mia preferita.

Ho avuto l'impulso di partire perche', un paio di mesi fa, l'ho rivista in TV nello scorcio di un film, trasmesso in omaggio a Guillaume Depardieu, ed il semplice intravedere i mattoni rossi degli edifici che la contornano mi ha fatto dire, ad alta voce da sola nel mio salotto : "Place des Voooooooooooooooosges ..." con tono nostalgico e lamentoso.
L'indomani avevo il biglietto aereo.

Le gallerie d'arte contemporanea sotto i suoi portici espongono sempre pezzi sorprendenti, ed e' cosi' che la sera stessa del mio arrivo ho scoperto lo scultore Bruno Catalano, e la sua serie 'Keep walking', presentata alla Galerie Modus, al 23 di Place des Vosges.
Ho sostato a lungo. Riflettuto.
E' molto semplice : quest' anno difficile mi ha piu' che mai dato la consapevolezza del mio perdere pezzi, pezzi preziosi senza i quali non pensavo di poter piu' andare avanti.
Eppure, I "Keep walking".
Non so come, non so grazie a cosa, sempre col bagaglio al seguito, con le caviglie sempre piu' doloranti, sempre da sola.
Si continua a camminare, in equilibrio ma diminuiti.
Che dono prezioso, saper sintetizzare tutti questi dubbi, l'angoscia, l'inevitabile, in una scultura che trovo davvero, profondamente, contemporanea.

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sabato 19 luglio 2008

Porretta Soul Festival 2008

Menzionare Porretta Terme mi evoca confusi ricordi dell'infanzia, mi pare fosse Nonna Angelina, o la Zia Maria ?, ad andarci una settimana all'anno a "fare le cure", e bere l'acqua termale.

Era una localita' destinata ad un turismo termale dai mezzi limitati, ed ero curiosa di vedere i luoghi nella versione 2008, con tanto di rinomato Festival Soul, i cui concerti si tengono in un parco intitolato a Rufus Thomas !
Non e' buffo e bellissimo questo gemellaggio musicale tra l'appennino bolognese ed il Mississippi ?
E' cosi' che, dopo una faticosissima settimana, Fabrizio ed io ci siamo dati appuntamento alle porte di Bologna, e diretti verso il limite tra l'Emilia e la Toscana, guidati dal mio cortese navigatore.
Come una cittadina cosi' piccola e non facilissima da raggiungere riesca ad organizzare un evento simile da oltre vent'anni, e con tanto successo, e' un mistero, e nello stesso tempo un'evidenza sotto il naso di tanti assessorati alla Cultura che dimostra che la passione e la volonta' smuovono le montagne (letteralmente !), e che uscire dalla mediocrita' delle serate "negozi aperti" accompagnate da gruppi "musicali" patetici dall'amplificazione distorta e' possibile.
La radio SNJ filma e ridiffonde sul web parte degli show di Porretta Soul, quello di ieri sera ancora non e' online, ma vale la pena di tornare da loro ed ascoltare qualcosa, quando lo sara'.
Sono stata sorpresa e trascinata senza scampo dal "Rythm 'n' Funk" in salsa francese dei Captain Mercier, assolutamente irresistibili, commoventi nel loro tributo a Nino Ferrer, soprattutto quando hanno suonato "Le Sud", che adoro, ed in conclusione di concerto una fantastica versione francofona di "Try a little tenderness" che avrebbe reso Otis Redding fiero dell'universalita' del linguaggio musicale.
Altro show irresistibile quello di Austin DeLone, con potente e coreografico gruppo di fiati, accompagnato da 3 burrose, sinuose ed aggraziate "Sweet Nectar", che ancheggiavano sul classico Rythm 'n' Blues scandendo quegli "Ah-Uh" che mi stampano un sorriso continuo sulla faccia quando li sento, cosi' ben eseguiti.
La musica era perfetta, il quadro pure, unico neo ... il caos.
Il Rufus Thomas Park e' una piccola arena all'interno di un parco, pochi posti a sedere su di una gradinata che si stringe intorno al palco, ed intorno una collinetta ripida ed erbosa, all'estremita' della quale abbiamo finito per appollaiarci, cercando di ascoltare i concerti e di sfuggire, appunto, al caos umano di contorno. I posti in gradinata erano stati occupati con largo anticipo dai veri aficionados, e noi Lavoratori !! (insert pernacchia here) siamo arrivati al pelo dell'orario di inizio.
Sono una purista che ama ascoltare la musica senza un continuo via vai di gente che discute, beve birra, scende a comprare birra, torna su bevendo birra, chiacchiera, balla, si fa un altro giro di birra, allatta bimbi urlanti, "Chiaraaaaaaaaaaaaa se vai giùùùùùùù aspetta ti do' i soldi per un birra grandeeeee !" ... non e' una discoteca, non e' la sagra della porchetta, e' SOUL, che diamine ! Concentratevi sul suono e sul soul, e lasciatevi galleggiare dimenticando il resto... e' cosi' difficile ?
"Vi e' qualcuno all'interno ?"
Altrimenti ricordatevi che non siete soli nell'universo, intorno c'e' anche gente che vorrebbe non doversi scusare per esistere nella sua diversita' da questa triste cafonaggine dilagante.
Scusate questa nota finale blues ...

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mercoledì 16 luglio 2008

The Future is Unwritten


La sera in cui si e' diffusa la notizia che Ingrid Betancourt era finalmente libera ero al cinema, ad una delle proiezioni in arene estive che a me piacciono tanto. Il film era il documentario di Julian Temple su Joe Strummer, ex Clash, e lo stavo amando moltissimo, esattamente come ho imparato ad amare Joe, e tutte le sue contraddizioni.
Il titolo emblematico "The future is unwritten", cioe' "Il futuro non e' scritto", ha accompagnato la vibrazione silenziosa dell'SMS inviato da Luisa, come me particolarmente sensibile alla sorte di Ingrid.
Ne ho pianto.
Ci ho passato la notte in bianco a guardare notiziari di tutto il mondo, a cercare aggiornamenti su YouTube, dicendomi cosa diavolo sono poche ore di sonno perse, questa e' una notte speciale, una notte per stare svegli, non dico una notte per sperare, ma una notte per ballare, questo si'.
C'était une de ces nuits ou j'ai regretté de n'avoir personne avec qui danser.
Ingrid e Joe non sono poi cosi' distanti, nella loro ansia di comunicare, ribellarsi, non subire.

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lunedì 23 giugno 2008

"Jellicle wash behind the ears ..."

Devo dire che ero poco convinta, ma ho accettato perche’ mi sono imposta di accettare sempre gli inviti, anche se non corrispondono completamente al mio gusto, perche’ dopotutto chissa’, si puo’ sempre essere sorpresi.
E’ stato il caso andando a vedere il musical Cats, venerdi’ scorso, nell’ambito del Ravenna Festival, curato in modo maniacale da quell’oramai mitico personaggio ravennate che e’ la Sig.ra Muti.
Mi sono divertita molto, mi e’ piaciuto il viaggio fino al PalaFiera di Forli’ testando il navigatore che mi sono comprata, che fara’ si’ che non abbia mai piu’ la scusa della paura di perdermi, nello spostarmi ovunque anche – e soprattutto – da sola.
Mi sono divertita nel vedere il pubblico eterogeneo di anziani e bambini ed appassionati.
E’ stato assolutamente divertente vedere una scena di autentico tip-tap all’americana dei tempi d’oro, nel numero della gatta pigra JennyAnyDots, detta “Gumbie Cat”.
E’ stato entusiasmante vedere una sorta di ibrido tra Freddy Mercury e Gary Glitter, reincarnati e travestiti da gatto mago Mr. Mistoffelees, fare un numero estremamente glam-rock e molto spettacolare.
A dire il vero tutto il resto era un po’ troppo diluito nelle due ore di spettacolo, dopotutto una trama che si basa su delle storie personali raccontate da gatti durante un ritrovo in una discarica e’ un po’ troppo tenue per tirarla talmente in lungo (pur concedendo che lo spunto narrativo venga da Thomas Eliot !), con tanto di “Memoriiiieeees” spremuta all’inverosimile in ben tre arrangiamenti diversi nel corso della storia.
Proprio durante l’ultimo di questi “Memories”, quello che ho trovato piu’ commovente, con la gatta Grizabella che canta quel famoso “Touch me ! It’s so easy to leave me – all alone with the memory – of my days in the sun …”, mentre non riuscivo a frenare lacrimoni e pelle d’oca, mi sono girata verso Luisa che, seduta accanto a me, ha ricambiato il mio sguardo malinconicamente, per poi uscirsene con la seguente frase : “ Oh, che male al culo !”.
Ancora rido :))
… e ancora penso alla Tea, come ogni giorno ed ogni sera, col cuore che fa male, pensando che anche lei avrebbe potuto essere una Jellicle, mentre in una macchia di sole di quelle che cercava sempre al mattino stava sdraiata, impegnata nelle sue interminabili toilettes, “Jellicle wash behind the ears” …

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